Ottenere il rilassamento del cane e del gatto

La gran parte dei disturbi comportamentali che più frequentemente vengono riferiti nella pratica clinica dei cani e dei gatti può essere ricondotta ad uno stato d’ansia. Un’agitazione dalle varie manifestazioni cliniche, aggressività inclusa, che li induce a non essere tranquilli, rilassati, fiduciosi in seno alla famiglia ospitante o, per quanto riguarda i cani, negli spazi pubblici. Sono molteplici i fattori che portano gli animali a viverre in perenne stato di agitazione; volendo elencare i più frequenti posso ricordare i disturbi intrinseci all’animale, l’ambiente in cui la madre ha gestito la gravidanza e ha dato luogo al parto, il luogo nel quale il cucciolo ha vissuto i primi giorni di vita, il contesto territoriale in cui si è trovato a seguito dell’adozione, le relazioni che proprietari hanno saputo o voluto instaurare con lui.

Sono convinto che l’ansia da controllo, l’ansia da abbandono, l’ansia da luoghi aperti, la paura del nuovo, ma anche lo stato di dominanza verso il cibo, il territorio, gli altri animali, i famigliari, dipendano dall’affanno, dalla paura o anche dal terrore di perdere qualcosa e dal desiderio travolgente di mantenere il proprio, presunto, stato sociale. Quindi dal sentirsi costantemente in obbligo di conservare o controllare oggetti, spazi, relazioni o situazioni che, a giudizio dell’animale, rimangono in suo potere.

Ritenere di aiutare un animale in questo stato di nevrosi mediante l’impiego della forza, o anche della dissuasione, dell’adescamento, significa non prendere in considerazione il punto focale dal quale deriva il suo stato patologico: l’ansia.

Se un cane abbaia insistentemente durante la mia assenza da casa, posso distrarlo per alcuni minuti lasciandogli a disposizione vari giochi, ma presto o tardi la sua ansia di controllo torna a farsi acuta. Se un gatto controlla il mio sonno o il risveglio nel corso della notte impedendomi un meritato riposo, posso fornirgli del cibo nel cuore della notte, posso mettermi a giocare con lui nelle ore antelucane, ma prima o poi la sua forma ossessiva di controllo lo porterà a reiterare questo comportamento. Se il mio cane al guinzaglio mi tira scegliendo esso stesso la strada, dato che non gli sembro un punto di riferimento affidabile, potrò impiegare qualsiasi mezzo di contenimento o potrò allettarlo in mille modi e con vari bocconcini, ma non riuscirò ad indurlo ad avere fiducia in me come conduttore e ad affidarsi a me come sua guida nella passeggiata. Se un animale, interpretando alcuni miei movimenti come ostili verso il suo ruolo di controllore della situazione ambientale, mi attacca con morsi o graffi, non avrò molti mezzi per proteggersi. A meno che non si voglia prendere in considerazione la fuga veloce…

Per ottenere il rilassamento dell’animale, prima in presenza dei famigliari in ambiente domestico, quindi anche in loro assenza, infine, questo vale solo per i cani, durante la conduzione al guinzaglio negli spazi pubblici, è fondamentale relazionarsi sempre con lui in modo opportuno, adeguato: con coerenza, costanza e concordia fra membri della famiglia, al fine di ottenere un grande ascendente su di esso, uno stato di totale fiducia e stima, attraverso un rapporto estremamente amichevole e gioioso, ma basato sull’amorevole rispetto verso i proprietari e, mi sembra corretto per i cani di città, verso qualsiasi persona si incontri per strada.
Per correggere comportamenti inappropriati o per curare gravi stati ansiosi o tendenze aggressive ritengo sia necessario risalire, attraverso approfonditi colloqui con i proprietari e adeguate osservazioni del comportamento dell’animale, alla patologia mentale che ne sta alla base e quindi risolverla. Ogni altro rimedio (distrazione con giochi, allettamento con cibo, imposizione dell’obbedienza, appagamento delle insistenti richieste) sono convinto sia un momentaneo palliativo, non una cura definitiva.

Dottor Alberto Franchi medico veterinario a Verona
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