Il tartaro dentario del cane e del gatto

Il tartaro è una formazione calcarea che si accumula sulla placca dentaria anche dei nostri amici animali. E’ frequente soprattutto nei cani di piccola taglia Ma non è infrequente anche nelle altre razze di cani e nei gatti. La formazione è facilitata da una alimentazione morbida, gelatinosa, o zuccherina. Anche il malposizionamento dentario è una concausa predisponente: per questo motivo è raccomandata una visita odontoiatrica a tutti i giovani cani, intorno ai sei mesi di età. Quando il ricambio dei denti non fisiologico può determinare problemi alla masticazione. Il tartaro dentario si deposita soprattutto sulla superficie esterna (vestibolare) dei denti dell’arcata superiore ed in quella interna (linguale) di quelli dell’arcata inferiore. Sopra la gengiva e sotto, con aumento della proliferazione batterica, suppurazione, infiammazione, retrazione gengivale e alveolare, necrosi delle strutture che fissano il dente all’alveolo. Il tutto con esiti apocalittici per l’olfatto dei proprietari e con sviluppo di patologie non solo dentarie per il cane. La parodontopatia è l’affezione più frequente e più grave dei denti dei cani e dei gatti. Comporta dolore, infezione ed infiammazione della gengiva e dell’alveolo, talvolta gengivite e stomatite generalizzata, difficoltà od impossibilità ad una corretta prensione dell’alimento e masticazione, ingestione di grandi quantità di germi patogeni, infine caduta del dente interessato. Dato che la prevenzione è il solo fattore veramente in grado di mantenere efficiente e sana la bocca del cane, suggerisco di verificare periodicamente lo stato di salute della bocca del proprio animale ed al contempo di prevenire l’accumulo di placca batterica e di tartaro ricorrendo alla somministrazione di cibi secchi e fibrosi. E’ fondamentale inoltre portare a periodiche visite odontoiatriche il cane per valutare lo stato di salute dei suoi denti ricorrendo, qualora ritenuto necessario, all’asportazione dei depositi evidenziati (detartraggio). Per quanto riguarda la corretta asportazione del tartaro, voglio evidenziare che mentre l’ablatore ad ultrasuoni è utile per una veloce asportazione del tartaro sopragengivale, è poi indispensabile ricorrere ad una meticolosa e paziente asportazione della parte sottogengivale con gli strumenti odontoiatrici adatti alla pulizia delle tasche gengivali formatesi. Per rallentare il nuovo apposizionamento di placca e conseguente tartaro sulle superfici appena trattate non è da tralasciare la lucidatura finale delle corone dentarie, dei colletti e delle porzioni di radici eventualmente esposte, utilizzando idonee paste abrasive di uso odontoiatrico od altri appositi strumenti atti alla levigazione.

Dottor Alberto Franchi medico veterinario a Verona
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