Cani che abbaiano furiosamente ed insistentemente quando sono in terrazzo, ma anche in casa se sentono qualcuno avvicinarsi alla porta.
Serve picchiarli? Serve gridarli? Che fare?

Picchiare i cani non è corretto eticamente, non migliora la situazione, inoltre i cani verrebbero indotti a percepire che la violenza sia un mezzo lecito per comunicare con l’essere umano: quindi lasciamola perdere. Sgridarli non serve a molto di più. Anzi: più si presta attenzione, anche negativamente, alle loro azioni (in questo caso l’abbaiare reiterato), più essi tenderanno a compiere l’azione che attira il suo interesse. E’ la loro natura. Ma anche noi umani non ci comportiamo differentemente. Pensiamo, per esempio, a molti capricci dei bambini e alle mamme che dànno loro retta. Analizzo la nevrosi di questi cagnetti. Vivono in casa e si sentono autorizzati a difendere il proprio territorio abbaiando furiosamente ed incessantemente affrontando possibili competitori, umani o animali che siano. Ma chi e cosa li ha autorizzati a comportarsi in tal modo? Qui sta la radice, la causa, della maggior parte di questi comportamenti inappropriati. Ma sfugge a tutti i clienti che si rivolgono a me per risolverli. Evidentemente viene posta più attenzione al comportamento patologico che alle cause che lo scatenano. Nel rapporto sociale auspicabile fra proprietario e cane, quest’ultimo considerarsi ed essere considerato “un gradito ospite” in casa. In alternativa possiamo ben attenderci varie nevrosi o alterazioni del carattere. Un proprietario, in quanto unico responsabile del benessere dell’animale di casa, ha la responsabilità di accudirlo, di guidarlo e di gestirlo con tutte le attenzioni dovute. Questo lo rende “il referente” dell’animale: l’essere al quale l’animale deve riferirsi per ogni propria necessità e verso il quale deve portare deferenza. Questo inusuale vocabolo significa: affetto, stima, rispetto, amore. Come si può ora facilmente concludere pare chiaro che questi cani non considerano il proprietario il loro punto di riferimento. Non lo stimano. Non lo ritengono adatta a difendere il territorio. Prendono essi stessi in pugno la gestione della propria e della sua vita. Questo comporta, ancor prima di un comportamento difficile da sopportare, un grave stato di ansia. Questi cani soffrono. Non sono cani sereni, felici, rilassati. A questo si deve prestare attenzione. Per ottenere un miglioramento della situazione è necessario convincersi innanzitutto di quanto sopra esposto, poi intraprendere un percorso terapeutico rieducativo che si dovrà basare soprattutto sulla volontà a mutare i rapporti da tempo instauratisi fra proprietari e cani. Con vantaggi per tutti: umani e canini.

Dottor Alberto Franchi medico veterinario a Verona
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